LA SOCIETà VALSESIANA PESCATORI SPORTIVI

Il primo documento che si conosca contenente norme che disciplinano la pesca in Valsesia risale al 1478. Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti quanti sono stati i cambiamenti dell’ambiente: alcuni fisiologici, dovuti ai cicli e ai “capricci” della natura, altri, a volte traumatici, provocati dall’intervento umano. L’Alta Valsesia ha sofferto, a causa di questi ultimi, meno danni di tante altre Valli-gioiello delle Alpi, ma non ne è stata immune.

Dal Monte Rosa a Varallo e Quarona le acque del fiume e dei suoi affluenti scorrono ancora pressocchè incontaminate. Purtroppo non sempre abbondanti negli alvei a causa delle captazioni di centrali idroelettriche piccole, ma capaci di causare grossi guai all’ecosistema, soprattutto se non correttamente gestite. In queste acque, che la S.V.P.S è impegnata a proteggere, vi invitiamo a pescare.

La Società Valsesiana Pescatori Sportivi è erede di una tradizione organizzativa dei pescatori valsesiani già sviluppata nel XIX secolo. Si è ufficialmente costituita nel 1946 come Società Valsesiana Pescatori Varallo ed ha assunto l’attuale denominazione nel 1955 con l’affiliazione alla F.I.P.S. Oggi ha in concessione dalla Provincia di Vercelli circa 300 chilometri di acque (Sesia, affluenti e subaffluenti) e 17 laghi alpini. Acque ricche di trote, temoli e salmerini. La Società è impegnata da anni nella riproduzione di pesci autoctoni, in particolare delle specie a rischio di estinzione: la trota marmorata e il temolo di ceppo padano; nella tutela dell’ambiente e nella promozione del turismo.

La Società non ha fini di lucro ed è gestita da un Consiglio direttivo, che i circa settecento soci sono chiamati a rinnovare ogni quattro anni con libere elezioni.

Vi presentiamo i membri del Consiglio attualmente in carica.

  • Presidente Savino Re: Rapporti con le istituzioni e Soci Sostenitori, Allevamento e incubatoio, Personale e Sorveglianza
  • Vicepresidente Pietro Paolo Badino: ­Amministrazione, Tesseramento, Rapporti con la stampa, Sede
  • Consigliere Stefano Bello: Personale e Sorveglianza, Rapporti con sub concessionari
  • Consigliere Franco Crozzoletto: Agonistica ed organizzazione gare
  • Consigliere Massimo Furian: Organizzazione eventi, Laghi alpini
  • Consigliere Scalvini Andrea: Mantenimento cultura e tradizione valsesiana
  • Consigliere Silvano Ongaro: Alta Valsesia
  • Consigliere Renzo Bortolazzo: Semine e recuperi, Laghi alpini
  • Consigliere Pietro Invernizzi: Promozione e pubblicità, Sito Web ed Attività Internet

TUTELA AMBIENTALE

Partiamo con una considerazione ovvia che però merita sempre di essere ricordata: la salute delle acque è condizione indispensabile per la sopravvivenza dei pesci e quindi della nostra stessa passione. Non ci resta che difenderla. La Società Valsesiana Pescatori Sportivi è impegnata su questo fronte per prevenire e contrastare iniziative e comportamenti che arrechino danno all’ambiente.

Esistono comportamenti individuali assolutamente censurabili come l’abbandonare rifiuti, contro i quali facciamo appello al buon senso di tutti, e iniziative dalle conseguenze ben più gravi che possono essere contrastate soltanto con l’intervento di amministratori locali illuminati e lungimiranti.

Sono ben noti i disastri che derivano da scarichi fognari non depurati e da sversamenti abusivi di sostanze inquinanti di origine industriale: più subdolo, ma altrettanto pericoloso è il rischio derivante dalla riduzione della portata di un corso d’acqua come conseguenza di eccessivi prelievi che in montagna vengono fatti principalmente a scopo idroelettrico. L’impoverimento artificiale della portata di un corso d’acqua e la conseguente minor turbolenza comportano inevitabilmente la riduzione della sua capacità di autodepurazione. (Un vecchio detto popolare dice. “Ad ogni onda l’acqua si monda”).

In estrema sintesi ricordiamo il ciclo naturale che garantisce questo processo: Le particelle organiche di origine vegetale o animale, anche derivanti da scarichi, che vengono a trovarsi in sospensione nell’acqua o che si depositano sul fondo sono il nutrimento dei macroinvertebrati (principalmente larve di insetti) che li sminuzzano. A questo punto possono entrare in azione i microorganismi decompositori (principalmente batteri) che completano l’opera trasformando il tutto fino al livello di sali minerali. Ma c’è un “piccolo” particolare: questi microorganismi, per sopravvivere e poter svolgere il loro lavoro, hanno bisogno di ossigeno disciolto nell’acqua.

A una minor quantità di ossigeno, dunque, corrisponde una minor quantità di microorganismi demolitori, con tutte le conseguenze del caso: formazione di marciumi e di sostanze tossiche (tutto questo come conseguenza dell’azione di altri organismi che prosperano in assenza di ossigeno), morte dei macroinvertebrati, scomparsa dei pesci. Le captazioni idriche, riducendo la portata di fiumi e torrenti, se non correttamente gestite, possono essere responsabili di tutto questo. La necessaria produzione di energia pulita non può e non deve diventare un alibi per l’”ecobusiness”, un modo nuovo per sfruttare e devastare l’ambiente da impuniti.

La Società valsesiana pescatori sportivi si è opposta alla costruzione di nuove centraline idroelettriche lungo il Sesia e i suoi affluenti, ritenendo già troppe quelle esistenti. Intende continuare la battaglia e chiederà alle Autorità competenti che i concessionari di ogni tipo di captazione siano obbligati ad installare sensori automatici che garantiscano il Deflusso Minimo Vitale fissato per legge.

ALLEVAMENTO E INCUBATOIO

La riproduzione artificiale della trota marmorata e del temolo di ceppo padano è una necessità per l’ecosistema, trattandosi di due specie a rischio estinzione. La Società valsesiana pescatori sportivi possiede un allevamento con incubatoio nella frazione Locarno di Varallo. Le vasche sono alimentate dalle acque del torrente Duggia. L’incubatoio, ovvero il luogo in cui vengono fatte schiudere le uova, è costituito da una serie di 90 vaschette in acciaio inox poste a cascata tra loro (sono 18 file di cinque cassette).

Ogni vaschetta contiene tre cassette con il fondo traforato dove vengono posizionate le uova da schiudere. L’acqua, che viene prelevata da una sorgente vicina e accumulata in un vascone di circa 20 metri cubi, passando per caduta da una vaschetta all’altra con un flusso di circa 800 litri/ora, finisce in una tubazione di scarico e viene convogliata in un’altra vasca dotata di un impianto per il ricircolo in caso di scarsità di portata idrica.

Ogni stagione (da metà gennaio a fine aprile) la S.V.P.S. riesce ad incubare circa 2 milioni e 800 mila uova (circa 2 milioni di fario, 100 mila di iridea e 700 mila di marmorata). Questi numeri, viste le potenzialità dell’impianto, potrebbero aumentare, ma si è deciso di puntare decisamente sulla qualità del pesce, piuttosto che sulla quantità.

Nel 1997 è stata avviata e procede con successo, la riproduzione della trota marmorata. In allevamento disponiamo ormai di uno stock numericamente importante di riproduttori che vengono spremuti ottenendo così le uova dalle femmine ed il seme dai maschi. La fecondazione delle uova è indotta artificialmente, le stesse vengono poi incubate fino alla schiusa che da vita agli avannotti. I pesciolini così ottenuti sono tenuti in incubatoio fino all'assorbimento del sacco vitellino, quindi a meno di una piccola percentuale che viene tenuta come quota di rimonta immessi nel fiume nei luoghi ritenuti più idonei. E' importante che gli avannotti destinati al ripopolamento non vengano mai alimentati dall'uomo.

Da alcuni anni si è avviato un progetto mirante alla riproduzione e allevamento del temolo padano in cattività. Il Sesia è stato, fino a non molti anni fa, il fiume più agognato e mitizzato dalla gran parte dei pescatori italiani e non, alla ricerca della preda più ambita da chi pratica la pesca a mosca: il temolo padano detto “pinna blu”.

Questo bellissimo pesce è un' endemismo della specie Thymallus Thymallus originatosi in Italia a causa di variazioni fenotipiche ed anche , in parte, genotipiche dovute all'isolamento geografico. A seguito degli interventi di regimazione idraulica, dell'inquinamento idrico, delle disastrose piene degli ultimi anni e dell'immissione di pesci alloctoni ( in particolare l'iridea) a scopo alieutico, il Temolo Pinna Blu ha subito una contrazione così grave da aver determinato la scomparsa della specie da quasi tutte le acque che l'ospitavano , con l'eccezione di pochi fiumi Piemontesi tra cui il Sesia.

Molte Amministrazioni locali e molte Associazioni di Pescatori, con lo scopo di rispondere alla pressante richiesta da parte degli appassionati del temolo Pinna Blu, cominciarono ad immettere nelle loro acque ingenti quantitativi di temoli Pinna Rossa, meno sensibili all'inquinamento e ampiamente allevati nelle ittiocolture austriache e slovene, provocando però, più o meno inconsciamente, l'inevitabile contaminazione genetica degli ultimi esemplari rimasti di Temoli autoctoni.

Attualmente gli unici fiumi che ancora ospitano una popolazione pura di Temoli Pinna Blu sono lo Stura di Viù e il Sesia; e solo in questo ultimo, il numero degli individui è ancora sufficiente a far sperare che ci sia spazio per il suo recupero. In pratica, questo significa che il Sesia, con particolare riferimento al tratto in concessione alla S.V.P.S., è rimasto l'ultimo rifugio dei Pinna Blu che un tempo popolavano tutto l'Arco alpino. Attualmente sono presenti in allevamento esemplari di temolo del Sesia in tre classi di età, frutto anche delle riproduzioni artificiali effettuate nel 2010, 2011 e 2012. E' stato approntato un' apposito laghetto fortemente naturalizzato allo scopo di far raggiungere a tali pesci una completa maturità sessuale che possa permetterne la spremitura per ottenere così, nel lungo periodo, uno stock di riproduttori.

Semine

Nelle acque S.V.P.S. vengono regolarmente seminati avannotti di trota marmorata e di trota fario provenienti dall’allevamento della Società. Le riserve e tratti turistici vengono ripopolate anche con pesci adulti.